L’allergia al nichel rappresenta una reazione anomala del sistema immunitario, che si verifica in seguito al contatto con oggetti contenenti questo metallo e/o ingestione di alimenti che lo contengono, anche se in minima parte. Il nichel è un metallo, che rientra nel gruppo dei microelementi, presenti nell’organismo umano nella quantità di circa 1 mg, a livello di ossa, saliva e pancreas. È importante per il nostro organismo, perché interviene come cofattore di alcune reazioni enzimatiche, interviene nel metabolismo di alcuni ormoni, ma anche del glucosio e dei grassi, facilita l’assorbimento del ferro presente negli alimenti e sembra essere coinvolto nel mantenimento dell’integrità strutturale delle membrane cellulari e della stabilità del DNA e dell’RNA. Il nichel è presente in numerosissimi alimenti, in particolare nei cereali integrali, nei semi, nel grano saraceno, nel lievito in polvere, nel cacao, nel cioccolato, nel mais, nelle arachidi, nei legumi, nelle aragoste e nei molluschi bivalvi, ma anche nei grassi idrogenati. È presente in numerosi prodotti ortofrutticoli come frutta e ortaggi, in particolare albicocche, fichi, mirtilli, pere, mandorle, noci, nocciole, avocado, funghi, pomodoro, cipolle, asparagi, lattuga, patate e cavolo. Nel caso dei prodotti ortofrutticoli, il contenuto naturale di nichel è legato ai livelli presenti nel terreno di coltivazione. Data la sua ampia presenza negli alimenti, il fabbisogno giornaliero (circa 100 microgrammi) è ampiamente soddisfatto con l’alimentazione. Si verificano situazioni di carenza in caso di sudorazione eccessiva, malassorbimento intestinale, insufficienza renale, cirrosi epatica. Al contrario, l’eccesso di questo microelemento va ad interessare il fegato, i reni, le ossa e l’arteria aorta ove si può accumulare, con possibile rischio di avvelenamento. In caso di eccesso i sintomi sono la nausea, il vomito, il mal di testa, le vertigini, i dolori al torace, la tosse, le difficoltà respiratorie e i rash cutanei. In alcuni casi, l’introduzione eccessiva di nichel è stata collegata con un aumento del rischio di alcune forme neoplastiche, di ictus e di infarto.

I rash cutanei e le dermatiti sono sintomi molto comuni dell’allergia al nichel. Infatti l’allergia a questo metallo, si manifesta di sovente come dermatite allergica da contatto ed è una delle più diffuse dermatiti da contatto a livello mondiale. Interessa tutte le fasce di età, in particolare le donne giovani, probabilmente per gli accessori utilizzati (tra cui la bigiotteria ed altri oggetti di uso comune); lo stesso vale per quelle categorie professionali maggiormente esposte a questo metallo. La dermatite allergica si manifesta con i sintomi classici dell’eczema, con notevoli fastidi per chi ne è affetto. Come accade per numerose forme di reazione anomala dell’organismo, si va incontro ad evidenti sensazioni di gonfiori. Difatti i sintomi più comuni dell’allergia al nichel sono l’orticaria generalizzata, l’eczema diffuso, l’angioedema, il prurito e l’eritema diffusi, i disturbi digestivi, che compaiono dopo circa 48 ore

Gli esperti ritengono che questa forma allergica sia una delle più difficili e complesse da controllare e contrastare, data l’ubiquità del nichel. Sicuramente il primo consiglio è quello di evitare di toccare e/o indossare oggetti che contengano parti metalliche, come ad esempio orologi, occhiali, accendini, maniglie, forbici, gioielli, stoviglie e pentole. Inoltre, è importante prestare molta attenzione ai prodotti cosmetici, di bellezza, di igiene personale, e agli alimenti, che rappresentano forse l’elemento più difficile da gestire. La diagnosi di allergia avviene solitamente mediante un esame specifico, chiamato patch test, che deve essere prescritto da un medico allergologo. Il patch test si effettua apponendo un cerotto con nichel diluito, da applicare per circa 72 ore, in modo da poter valutare la reazione cutanea, che si manifesterà con arrossamenti, prurito e presenza di vesciche. Un altro test più innovativo è il Mucosal patch test: è più veloce e da risposte in circa 6 ore. Si effettua applicando in bocca dei dischetti con una soluzione di solfato di nichel.

Ma come si gestisce questo tipo di allergia? In caso di positività al test, è bene iniziare ad eliminare il nichel dalla dieta per un periodo di 4-6 settimane. Dovranno quindi essere esclusi gli alimenti contenenti nichel, evitando anche gli alimenti cotti o conservati in recipienti di metallo (l’alluminio è invece permesso). È libero il consumo di radicchio, indivia, songino o valerianella, finocchi, melanzane, zucchine, peperoni, cetrioli, barbabietole, melone, anguria, agrumi, pesche, banane, fragole, uva, latte e derivati, frumento, riso, carne, pesce (tranne platessa e crostacei), lievito di birra. Gli esperti consigliano anche di far scorrere l’acqua per qualche minuto, quando si apre il rubinetto, per favorire l’eliminazione del nichel proveniente dalle tubature; di usare il bicarbonato al posto del lievito in polvere per i dolci. Bisogna prestare attenzione anche alle stoviglie usate per la cottura/conservazione degli alimenti: preferire le pentole in pirex, vetro, alluminio, ceramica non smaltata, il teflon e il silargan (due rivestimenti che rendono antiaderenti le padelle). Si tratta di materiali che resistono all’aggressione delle sostanze acide naturalmente contenute negli alimenti. È bene anche sospendere il fumo, qualora sia una abitudine consolidata, poiché nelle foglie di tabacco e nel fumo derivante dalla loro combustione, è presente una buona quantità di questo metallo.

Questo approccio di esclusione del nichel viene chiamato, in termini tecnici, “trattamento desensibilizzante”, che spesso porta risultati positivi su diversi sintomi, meno però sulla dermatite da contatto. Quando si effettua questo trattamento è bene monitorare i valori ematici del ferro, per attestare tempestivamente l’insorgenza di forme anemiche.

Alcuni dei disturbi causati dall’allergia al nichel, possono essere gestiti con dei rimedi naturali, che aiutano ad alleviarle i sintomi. Si possono utilizzare, ad esempio, le tisane a base di finocchio, semi di anice verde, aneto, coriandolo per contrastare il gonfiore intestinale, il bruciore addominale e i disturbi intestinali. Molto utili sono anche il macerato glicerico di Ribes nigrum e l’olio di perilla. Il primo è un integratore che sostiene la corretta funzionalità delle membrane cellulari; il secondo è un olio estratto da una pianta coltivata soprattutto in Cina, Giappone e Corea ed aumenta le naturali difese dell’organismo. Anche la curcuma, la zeolite e il Ganoderma lucindum sembrano mostrare effetti positivi in caso di allergia al nichel. La curcuma e la zeolite facilitano lo smaltimento dei metalli pesanti presenti nell’organismo, oltre che ad esercitare una detossificazione generale. Il Ganoderma, noto anche con il nome Reishi, è un fungo che aiuta a ridurre i sintomi a livello dell’apparato gastrointestinale.

Maria Paola Zampella