Dopo una serata in pizzeria con gli amici accusate disturbi gastrointestinali? Se vi capita spesso, sarete certamente portate a pensare di soffrire di intolleranza al lievito. Ma, sebbene sia ormai diventato di uso comune usare questa espressione per identificare il malessere dopo aver mangiato alimenti lievitati, non è propriamente corretto parlare di intolleranza. Più probabilmente, i sintomi che vi fanno stare male dopo aver consumato una pizza, del pane, un pezzo di focaccia, potrebbero essere riconducibili a malattie croniche del tratto intestinale o a una allergia. Il problema, generalmente, è legato al tipo di lievito ingerito o all’inadeguatezza della lievitazione del cibo consumato.

Perché non è corretto parlare di intolleranza al lievito

Gli esperti sono chiari: parlare di intolleranza al lievito è sbagliato. I disturbi delle intolleranze alimentari, infatti, originano da cause diverse dai problemi a livello di stomaco e intestino che provocano alcuni tipi di lievitati e farinacei.

Le intolleranze che si riscontrano in alcuni soggetti sono generalmente riferibili a difficoltà di digestione o metabolizzazione di alcuni particolari alimenti. Chi sta male, ad esempio, dopo aver ingerito il lattosio è perché il suo organismo è carente dell’enzima necessario al suo processo digestivo.

Altre intolleranze possono invece essere generate dagli additivi o da altre sostanze contenuti in alcuni cibi, come l’istamina presente nelle fragole.

I sintomi e le cause

La sintomatologia di chi riferisce di una presunta ‘intolleranza al lievito’ è piuttosto simile a quella tipica delle vere intolleranze e di alcune allergie.

Dopo aver consumato un determinato tipo di pane o di pizza, si possono accusare disturbi gastro-intestinali molto fastidiosi. Non è raro avvertire gonfiore addominale o essere colti da meteorismo e/o diarrea. Anche la stanchezza, il mal di testa e la cattiva digestione rientrano nei sintomi riferiti dai soggetti interessati da tale disturbo.

Ma a cosa è dovuto il malessere? Secondo quanto descritto sul sito del magazine della Fondazione Veronesi da Donatella Macchia, Responsabile del Servizio per la diagnosi e il follow-up di allergie e intolleranze alimentari, Ospedale S. Giovanni di Dio, Firenze, di solito “il problema è di natura transitoria e di norma rimane circoscritto all’assunzione di cibi con il lievito o con lievitazione inadeguata”.

È possibile diagnosticare il problema?

Non trattandosi di intolleranza, quella al lievito, è una problematica difficile da diagnosticare. Intanto non esistono test affidabili e anche quelli che più comunemente vengono proposti, come il test del capello o il Vega Test, risultano poco efficaci.

Il suggerimento che arriva dagli esperti, è pertanto quello di eseguire esami specifici per escludere altre intolleranze o allergie. A scatenare la reazione avversa, ad esempio, potrebbe essere il grano o qualche altra sostanza, come l’alfa amilasi, contenuta nel lievitato. Il primo passo da compiere, dunque, è sottoporsi a questi appositi test.

Se non è neanche allergia

Una volta ottenuti i risultati degli esami eseguiti per escludere con certezza eventuali allergie, non resta che rivolgersi a uno specialista in gastroenterologia. Non è da escludere che la sintomatologia che si palesa dopo aver ingerito determinati alimenti sia il segnale di qualche malattia cronica dell’intestino, come il colon irritabile.

Se, infine, i disturbi non sono legati a una patologia gastrointestinale, allora la spiegazione dei sintomi che siamo portati ad associare all’intolleranza al lievito possono essere causati semplicemente dal tipo di lievitazione del cibo che viene ingerito.

Cosa mangiare se il lievito dà fastidio

Spesso, alcuni prodotti subiscono una lievitazione troppo rapida che viene ottenuta grazie all’aggiunta di altre sostanze che potrebbero essere responsabili di una cattiva digestione. Queste, una volta nell’intestino, potrebbero generare una fastidiosa fermentazione che origina a sua volta produzione di gas che si accumula a livello intestinale, rallentando la digestione.

In tal caso, sarebbe profondamente sbagliato eliminare improvvisamente i prodotti contenenti lievito dalla propria alimentazione, anche perché si rischierebbe di adottare una dieta squilibrata. Il consiglio che viene dagli esperti? Portare a tavola prodotti a lievitazione naturale. Questi alimenti, infatti, sono sottoposti a lievitazione lenta che si avvale di microorganismi viventi, che contribuiscono a rendere più lungo il processo.

Il lievito naturale, conosciuto anche come lievito madre, è un impasto ottenuto dall’unione di acqua e farina che viene acidificato grazie all’aggiunta di lieviti e batteri lattici, che contribuiscono alla naturale fermentazione del composto. Il procedimento per ottenerlo richiede molta pazienza ma garantisce una lievitazione lenta che conferirà al pane o alla pizza maggiore digeribilità.

Francesca Caiazzo