Conservazione e cottura degli alimenti e rispetto delle basilari regole igieniche in cucina sono fondamentali per prevenire disturbi più o meno gravi come l’intossicazione alimentare. Mal di pancia, vomito e diarrea sono tra i sintomi più comuni di questa patologia che colpisce molte più persone di quanto si creda. Generalmente le cause principali che originano questi disturbi sono da ricercarsi nell’ingestione di alimenti contaminati o nella cattiva modalità di preparazione dei cibi che portiamo sulla tavola. Ma come si manifesta e quanto dura l’intossicazione alimentare?

Quanto dura l’intossicazione alimentare: quando preoccuparsi

Le intossicazioni alimentari sono causate dal cibo che ingeriamo e sono diversi i fattori che contribuiscono alla sua contaminazione, alla base della fastidiosa patologia. Generalmente tale disturbo è originato da tossine che possono essere di tipo vegetale e animali, di microorganismi, di origine chimica o derivanti dalla biodecomposizione degli alimenti.

Le intossicazioni alimentari più diffuse sono quelle dovute al consumo di carne e pesce crudi o conservati male, che diventano terreno fertile per virus e batteri. Ecco perché è sempre opportuno cuocere bene ciò che metteremo nel piatto: le alte temperature, infatti, contribuiscono a ridurre il rischio di contaminazione.

Parimenti importante è fare attenzione all’igiene mentre ci dilettiamo davanti ai fornelli: lavarsi spesso le mani è la prima regola. Maneggiare cibo con le mani sporche, infatti, può rappresentare un pericoloso veicolo di contaminazione.

Ma quanto dura un’intossicazione alimentare? Dipende dal fattore scatenante e dalla gravità dei sintomi.

I sintomi dell’intossicazione alimentare

A seconda della tipologia e della quantità della sostanza ingerita, i sintomi possono variare. C’è da dire che quelli tipici, comuni a tutti i tipi di intossicazione, sono ben noti. Generalmente, infatti, questo disturbo colpisce l’apparato gastrointestinale e dà origine a episodi di nausea, vomito, diarrea e crampi addominali.

Non solo: questa sintomatologia tipica può essere anche accompagnata dalla comparsa di febbre alta, brividi, dolori muscolari, irritazioni cutanee, vertigini, forti emicranie. Sintomi che spesso vengono confusi con quelli dell’influenza.

Per questo è sempre opportuno non addentrarsi in terapie farmacologiche fai da te, ma rivolgersi sempre al proprio medico. Il professionista potrà così effettuare una visita ed eventualmente richiedere anche esami di laboratorio per giungere a una corretta diagnosi, indicando il trattamento più idoneo al caso.

La durata dipende da più fattori

Questa malattia di origine alimentare, nei casi più comuni, si sviluppa dopo poche ore o pochi giorni dall’ingestione del cibo contaminato. Il periodo di incubazione (generalmente 4-7 giorni) e la persistenza dei sintomi (anche più di due settimane) sono legati al tipo di sostanza ingerita.

In caso ad esempio di intossicazione alimentare da salmonella, i segnali della patologia compaiono quasi immediatamente, tra le 12 e le 72 ore dopo l’infezione. Serve fino a una settimana per riprendersi completamente.

Se la malattia è dovuta invece a un ceppo aggressivo di escherichia coli, lo sviluppo dei sintomi si avrà nei primi 3 giorni dopo l’assunzione del cibo contaminato e durano solitamente 4 giorni. Non sono rari però i casi in cui serve almeno una settimana per guarire completamente e quelli in cui la sintomatologia (anche di lieve entità) si protrae fino a 3 settimane.

Soggetti più a rischio

A differenza di tante altre malattie, l’intossicazione alimentare – indipendentemente da quanto dura – può colpire chiunque. Allo stesso tempo, è vero anche che alcuni soggetti risultano essere più predisposti o comunque a rischio. Si tratta di quelle persone che dispongono di un sistema immunitario più debole e quindi anziani, neonati e bambini in tenera età, donne in gravidanza e soggetti con patologie croniche e/o immunodepresse.

Francesca Caiazzo