L’albumina è una proteina molto importante per l’organismo umano, infatti è presente nel plasma (la componente liquida del sangue). È la principale proteina prodotte dalle cellule epatiche. Il suo nome richiama l’albumina presente nel bianco dell’uovo e nel latte materno (le lattoalbumine). Questa proteina svolge diverse funzioni nell’organismo, in particolare:

  • È deputata al trasporto dei metaboliti; ossia quelle sostanze necessarie per il funzionamento dell’organismo, tra cui acidi grassi liberi, ormoni tiroidei, bilirubina (che determina il colore della bile).
  • Interviene nel mantenimento della pressione oncotica, ossia quella relativa alla distribuzione dei liquidi nei tessuti e nei capillari sanguigni, fondamentale per evitare la ritenzione idrica e gli edemi degli arti inferiori (in particolare caviglie e gambe), che può verificarsi quando i livelli di albumina sono bassi.
  • È importante per il mantenimento di un corretto pH del sangue.
  • È utilizzata dall’organismo anche come riserva di aminoacidi, i mattoni di tutte le proteine.

Valori nutrizionali dell’albumina

I valori dell’albumina possono esser indagati tramite un normale prelievo venoso, eseguito al mattino a digiuno da almeno otto ore. I range di normalità di questa proteina possono cambiare in base all’età, al sesso e al tipo di strumentazione presente nei vari laboratori di analisi. I valori di riferimento per l’albumina sono compresi tra 3,5 e 5,5 g per 100 ml di sangue. Se dall’esame di laboratorio risultano valori più bassi si parla di albumina bassa; in caso contrario di albumina alta. In entrambi i casi è bene consultare il proprio medico di medicina generale o il medico specialista da cui si è seguiti, qualora vi siano in corso altre condizioni fisiologiche o patologiche.

Da cosa dipende l’albumina bassa?

L’albumina bassa può dipendere da molti fattori diversi. A volte può essere la spia di patologie (come la cirrosi epatica, il morbo di Crohn, la celiachia, le malattie autoimmunit, l’epatite acuta o cronica, le nefriti e le sindromi nefrotiche, l’ipertiroidismo, gli stati di infiammazione grave e/o con febbre, le enteropatie che causano malassorbimento intestinale); in altri è legata ad una condizione fisiologica, come ad esempio la gravidanza, in altri casi ancora è legato allo stile vita, come ad esempio il sovrallenamento, l’assunzione della pillola anticoncezionale, l’alcolismo oppure l’attuazione di una dieta ipoproteica (per scelta o per carenza ambientale). Ma soffermiamoci sui valori bassi di albumina in gravidanza.

Cosa succede con un valore elevato

Le future mamme presentano spesso situazione di ipoalbuminemia, associata a betaglobuline alte. Gli esperti ritengono che la condizione non debba destare particolari preoccupazioni, dato il carattere fisiologico e transitorio della alterazione dei valori. Perché è considerata una condizione normale? Perché il feto in crescita tende a sottrarre alla madre alcune proteine, che verranno impiegate proprio per la crescita del nascituro. Dopo il parto la situazione dovrebbe rientrare, con ritorno alla normalità dei valori. La riduzione dei livelli di albumina è responsabile dell’aumento della ritenzione idrica tipica della gravidanza, soprattutto a livello degli arti inferiori. Una alterazione eccessiva dei livelli di albumina potrebbe determinare anche un problema di pressione alta, nota come gestosi gravidica. In questi casi è fondamentale mettere al corrente il proprio ginecologo, che saprà trovare la strategia giusta, partendo dal verificare quanto siano effettivamente siano bassi i valori di albumina e se vi siano altri valori fuori norma. Infatti, se per esempio risultano alte anche le gammaglobuline, che sono proteine del sistema immunitario deputate alla produzione di anticorpi, è bene indagare più approfonditamente. Le gammaglobuline alte potrebbero dipendere da infezioni pericolose sia per la madre sia per il feto, per esempio la varicella, la mononucleosi o il citomegalovirus.

L’ipoalbuminemia in gravidanza (maggiore rispetto al fisiologico calo) potrebbe essere anche la spia di patologie epatiche e renali, di alti livelli di colesterolo e di glicemia ematici, di problemi di ipotiroidismo e di aumento dei livelli di transferrina, la proteina che ha il compito di legare il ferro e di trasportarlo dall’intestino alle varie zone dell’organismo. Livelli bassi di albumina potrebbero essere indice di una alimentazione non adeguata dal punto di vista dell’apporto proteico. In questo caso la futura mamma dovrà farsi seguire da uno specialista in nutrizione, che dovrà calibrare il piano alimentare della gestante, in modo da riequilibrare l’introduzione di proteine e ridurre l’apporto di sodio. Difatti, una delle conseguenze della albumina bassa è il gonfiore degli arti inferiori: per questo dovrà essere favorito il consumo di alimenti che favoriscano il riequilibrio dei liquidi come finocchi, asparagi, cipollotti, ect. Non dovranno mancare le proteine nobili come quelle dell’uovo, del pesce e della carne, ma anche quelle dei legumi.

Come riconoscere di avere l’albumina alta

In corso di gravidanza si possono riscontrare anche valori più alti di albumina. Se il rialzo è lieve, solitamente la gestante non presenta sintomi specifici. Qualora i valori di albumina siano parecchio più alti dei range di normalità, le urine potrebbero assumere un aspetto spumoso. Questo si verifica perché l’albumina è una molecola troppo grande per poter essere filtrata dai reni: di conseguenza passa nelle urine.

In entrambi i casi è bene allertare il proprio ginecologo di fiducia, soprattutto perché questo rialzo può essere la spia di un problema pregresso non diagnosticato. L’alterazione dei valori di albumina va sempre segnalato, poiché l’iperalbuminemia può essere il sintomo di pre-eclampsia, una condizione che può manifestarsi dopo la ventesima settimana di gravidanza con pressione alta e proteine nelle urine. Non si ha certezza sulle cause esatte della pre-eclampsia, che probabilmente potrebbe essere dovuta a malattie autoimmuni, problematiche a livello dei vasi sanguigni, problemi di tipo genetico o alimentare.

È una condizione che può verificarsi più facilmente in caso di sovrappeso e obesità, età superiore ai 35 anni, presenza di diabete, malattie renali, ipertensione arteriosa, gravidanze multiple, ma anche alla prima gravidanza. I sintomi più evidenti sono solitamente il gonfiore a livello di mani, viso ed occhi e l’aumento di peso improvviso in una settimana. Altri sintomi più gravi sono cefalea che non regredisce, dolori addominali al lato destro sotto le coste, senso di agitazione, ridotta produzione di urina, alterazione della vista, nausea e vomito.

Anche in questo caso la diagnosi è di competenza del medico. I suggerimenti non farmacologici per gestire il problema del rialzo dell’albumina prevedono solitamente riposo ed eventuale ripristino di un ritmo di vita più adeguato, magari con pratiche rilassanti come lo yoga, regolare e moderata attività fisica, dieta variata ed equilibrata, che permetta di aumentare l’assunzione di verdura, legumi e fonti di fibra e minerali in generale. Attenzione anche all’adeguata assunzione di acqua giornaliera. In alcuni casi è consigliabile l’integrazione con lo zinco, sempre previo consulto medico. Lo zinco, favorendo la produzione di vitamina A, a partire dal betacarotene, dovrebbe agire riducendo i livelli di albumina.

Maria Paola Zampella