Molte donne si domandano come calcolare le settimane di gestazione, non appena scoprono di essere in dolce attesa. Convenzionalmente, a livello universale, si fa riferimento a quaranta settimane di gestazione, che, sempre convenzionalmente, devono essere conteggiate a partire dalla data di inizio dell’ultima mestruazione. Le quaranta settimane corrispondono a dieci mesi lunari di 28 giorni. Sommando poi, il numero 40 alla data dell’ultima mestruazione, si ottiene la data presunta del parto. Il calcolo sembra facile, ma spesso si compiono degli errori e delle imprecisioni. Ma cerchiamo di fare un pochino di chiarezza.

In passato la gravidanza veniva suddivisa e gestita in tre periodi, detti trimestri, per un notale di 9 mesi di gestazione. Questa suddivisione è rimasta nelle abitudini collettive, ma per una migliore gestione della gravidanza e della valutazione della crescita fetale, è bene imparare ad effettuare questo calcolo. Basti pensare, infatti, che i medici specialisti in ginecologia e le ostetriche utilizzano proprio questo calcolo per seguire le tappe gestazionali e la data presunta del parto. Il primo trimestre va dalla prima alla tredicesima settimana; il secondo va dalla quattordicesima alla ventottesima settimana; il terzo dalla ventinovesima alla quarantesima settimana, per un totale di nove mesi di gestazione. Sommando alla data dell’ultima mestruazione, nove mesi + sette giorni, si ottiene la DPP, ossia la data presunta parto. È importante precisare che la durata di quaranta settimane di gravidanza è una convenzione. Difatti, la gravidanza si riterrebbe conclusa alla fine della trentottesima settimana, perché il feto è considerato pronto dal punto di vista fisiologico per affrontare il parto e la vita extra-placentare. Solitamente le gestanti partoriscono tra la trentottesima e la quarantaduesima settimana. Il momento effettivo del parto dipende da diversi fattori, tra cui la durata dei cicli mestruali della donna prima della gravidanza; la familiarità e la condizione di donna primipara o pluripara. Secondo gli esperti, le donne con cicli di ventotto giorni ha più probabilità di partorire nella data presunta parto, ma è un evento non frequente. Solitamente chi ha cicli più lunghi di ventotto giorni partoriranno oltre la quarantesima settimana; chi li ha più corti, probabilmente partorirà prima. Il parto che avviene tra la trentasettesima e la quarantunesima settima viene detto “a termine”; se invece avviene prima della trentasettesima viene detto pretermine; mentre se supera la quarantunesima settimana viene definita protratta.

Ma cerchiamo di spiegare come i ginecologi effettuano il calcolo delle settimane. I medici non considerano solo le settimane, ma anche i giorni, che devono sommarsi alla settimana di gestazione, prima dell’ingresso in quella successiva. Facciamo un esempio numerico: una donna che si trova nella quinta settimana + quattro giorni, vuol dire che ha concluso la quinta settimana e da quattro giorni è entrata nella sesta settimana. Se la donna è alla quinta settimana + zero giorni, vuol dire che si è all’ultimo giorno della sesta settimana. Per effettuare questo calcolo ginecologi e ostetriche, utilizzano uno strumento chiamato “rotella o regolo ostetrico”, simile ad un disco orario di cartone. Si tratta di due dischi di carta sovrapposti, di dimensioni diverse, fermati insieme nel punto centrale. Il disco esterno riporta tutti i giorni dell’anno; il disco interno riporta tutte le settimane di gestazione ed alcune note su come si sta sviluppando il feto e gli esami da eseguire in corrispondenza del momento della gravidanza. Come si utilizza la “rotella ostetrica”? Le gestanti devono tenere fermo il disco più esterno, ossia quello più esterno, mentre devono fare girare il disco interno, ossi quello più piccolo, fino alla data del giorno di inizio dall’ultimo ciclo mestruale. Una volta posizionata la prima freccia, in corrispondenza dell’ultimo mestruo, si dovranno tenere fermi entrambi dischi per vedere le previsioni relative ai mesi successivi e per avere promemoria degli esami specialistici per il controllo della gravidanza fisiologica. Con il “regolo ostetrico” è possibile fare una previsione del peso del bambino in base alla lunghezza del femore del bambino. Ma come mai si deve far riferimento al primo giorno dell’ultimo ciclo mestruale per il calcolo delle settimane di gestazione? Perché la cellula uovo umana, ossia l’ovulo è in grado di essere fecondato solo da 12 a 24 ore dopo l’ovulazione. Per questo motivo la data dell’ovulazione può essere considerata come la data del concepimento: si tratta ovviamente di una valutazione che può essere imprecisa. Aggiungendo poi i famosi 280 giorni (i nove mesi) + 7 giorni si potrà determinare la data presunta del momento del parto, supponendo però che la donna abbia avuto in passato cicli mestruali regolari (spesso non è così). Infatti per le donne che superano questo termine ritenuto fisiologico, i medici inducono il parto quando si raggiunge la quarantunesima settimana + 3-4 giorni.

È importante ricordare che un valido supporto al calcolo dell’età gestazionale è rappresentato dall’ecografia che permette di stimare l’età gestazionale misurando alcune dimensioni del feto. La migliore precisione ecografica si ha tra la nona settimana + 0 giorni e la quindicesima settimana + 6 giorni: in questa fase la datazione ecografica potrà discostarsi di massimo sette giorni dall’età effettiva del feto. Mediante l’ecografia è possibile avvertire il battito del cuore; se è presente l’età gestazionale potrebbe aggirarsi tra la quinta e la sesta settimana. Nel momento in cui l’ecografia permette di visualizzare l’embrione, le settimane di gravidanza possono essere stimate anche misurando la distanza tra il vertice del cranio e l’osso sacro (la cosiddetta lunghezza vertice-sacro o CRL, Crown Rump Length). Questo parametro è molto valido fino a dodici settimane dalla scomparsa delle mestruazioni, ma alcune caratteristiche materne, come l’età o il fatto di essere una fumatrice, potrebbero alterare le stime.

Conoscere con sufficiente precisione l’età gestazionale è un valido aiuto per consentire il monitoraggio della crescita del feto, attraverso il confronto con le dimensioni medie di feti della stessa età gestazionale (curve di crescita intrauterina), e di rilevare eventuali patologie. Questo dato si rivela molto utile, qualora fosse necessario ricorrere a esami invasivi per la diagnostica prenatale: infatti, ognuno di questi test va eventualmente eseguito in epoche gestazionali ben definite. Si tratta di esami come il test del DNA fetale (NIPPT), la villocentesi e l’amniocentesi. Tra la diciannovesima settimana + 0 giorni e la ventunesima settimana + 0 giorni (quindi nel secondo trimestre), sarà possibile determinare il sesso del nascituro, mediante l’ecografia morfologica. Inoltre, nel caso di patologie materne/fetali/placentari che richiedessero il parto anticipato, conoscere l’età gestazionale del feto permetterà al medico ginecologo e al medico neonatologo di prevedere le cure più adeguate all’età gestazionale e al peso stimato del neonato.

Allora future mamme, pronte a calcolare la vostra settimana di gravidanza.

 

Maria Paola Zampella