Le perdite da impianto, proprio come suggerisce il nome, sono riconducibili all’impianto del prodotto della fecondazione in utero. L’uovo fecondato, infatti, attraversa le tube di Falloppio e va a inserirsi nell’utero dove, si costruisce una sorta di nido per affrontare i successivi nove mesi; tutto il processo, infatti, prende il nome di nidiazione.

Durante questa fase, può succedere che vi sia il danneggiamento di piccoli vasi sanguigni con conseguente perdite di sangue dalla vagina. Le perdite da impianto, dunque, possono rappresentare uno dei primissimi segnali di gravidanza.

Le perdite da impianto possono verificarsi in genere circa una settimana dopo la fecondazione, ma non più tardi del 12.mo giorno seguente la fecondazione stessa.

Poiché la fecondazione è più probabile che avvenga intorno al 14.mo giorno a partire dall’ultimo ciclo mestruale, si capisce che le perdite da impianto possano essere facilmente confuse con delle perdite mestruali, soprattutto se come qualche volta accade, sono di colore quasi rosso vivo.

C’è però da precisare che molto dipende dalla regolarità e dalla lunghezza del ciclo di ogni donna. Di sicuro le perdite da impianto sono un fenomeno del tutto fisiologico, anche se non comune a tutte le donne. Secondo le stime disponibili interessano il 6-7% delle donne e consistono di piccole macchioline di colore rosa o anche rosso vivo, più raramente di colore marrone, possono persistere per qualche giorno e hanno consistenza acquosa.

Le perdite che invece precedono il ciclo mestruale sono di colore marrone e hanno una consistenza più importante delle perdite da impianto. Le perdite da impianto possono accompagnarsi a leggeri crampi, che però non sono affatto intensi come i dolori che possono precedere il ciclo mestruale.

Alcune donne possono confondere queste leggere perdite con il ciclo e trovarsi sorprese di scoprire la gravidanza il mese successivo, quando il ciclo non torna affatto (amenorrea). L’assenza del ciclo mestruale, resta uno dei segnali più forti e precoci di inizio di una gravidanza.

Quando le perdite non sono fisiologiche

Le donne che stanno cercando attivamente una gravidanza non devono scoraggiarsi se non verificano la presenza di perdite da impianto che possono esserci come non esserci. Leggere perdite prima del ciclo mestruale vengono indicate in genere con il termine spotting, dall’inglese to spot macchiare. A volte non sono riconducibili ad alcuna causa particolare, se invece, sono sistematiche e compaiono prima di ogni ciclo sarebbe bene rivolgersi al proprio ginecologo di fiducia, poiché potrebbero essere la spia di fibromi, polipi o piccole lesioni a livello del collo dell’utero le cosidette piaghette.

Accertare l’eventuale gravidanza

In presenza del sospetto di perdite di impianto, già dal primo giorno di ritardo è possibile eseguire un test di gravidanza o recarsi in un laboratorio analisi per eseguire il dosaggio della Beta-hCG, che è una frazione di un ormone che si produce non appena l’embrione si annida nell’utero.

Di solito la sua concentrazione più o meno alta è indicativa già dopo 7-10 giorni dal concepimento. In effetti il dosaggio di questo ormone è un test di gravidanza molto precoce.

Quando preoccuparsi

Se c’è un test di gravidanza positivo o se addirittura c’è un esame delle beta che indica una gravidanza e iniziano delle perdite, bisogna in qualche modo allertarsi pur senza allarmarsi.

È vero infatti, che i sanguinamenti in epoca gestazionale non sono fisiologici, ma dati statistici alla mano circa il 20-30% delle donne in gravidanza devono confrontarsi con delle perdite di sangue più o meno lievi, senza che queste ultime compromettano sempre l’esito della gravidanza stessa.

Non sempre l’entità della perdita si correla con il reale quadro clinico: può anche succedere, perciò, che sanguinamenti copiosi non pregiudichino la salute del feto, mentre perdite anche minime possono talvolta segnalare che la gravidanza si è interrotta.

Se la gravidanza è stata accertata dosando le B-HCG e il sanguinamento porta la donna al pronto soccorso e se il prelievo ematico successivo all’emorragia evidenzia un crollo nel livello delle B-HCG e il tutto si verifica entro la quinta settimana, quando non sono visibili segni ecografici, si parla di gravidanza biochimica, ed è una gravidanza che purtroppo si interrompe molto precocemente.

Può succedere, invece, che i sanguinamenti ravvisabili durante le prime settimane di gestazione siano riconducibili alla presenza di piccoli polipi nel canale cervicale, alla rottura di qualche piccola varice vaginale o a causa di minime lesioni del collo dell’utero che diventa estremamente sensibile.

Qualunque sia la causa è necessario rivolgersi a un medico: talvolta i sanguinamenti possono essere innescati anche da un rapporto sessuale, ecco perchè il consulto con uno specialista deve servire per rassicurare e sgombrare il campo da ansie e paure ingiustificate.

In ogni caso quando si ravvisano le perdite, piccole o grandi che siano, è sempre bene non inserire assorbenti interni, astenersi dai rapporti sessuali e non introdurre nessun farmaco in vagina almeno fino al momento del confronto con lo specialista.

Aborto spontaneo

Secondo i dati disponibili circa un 30% delle gravidanze esita in un aborto spontaneo: in questo caso l’emorragia si accompagna a forte dolore sovrapubico, con irradiazione verso la schiena.

A volte questi segni sono solo una minaccia d’aborto e con le opportune terapie e spesso la prescrizione del riposo assoluto si riesce a scongiurare l’aborto vero e proprio.

In caso di aborto oltre al sangue vi può essere l’espulsione di grossi coaguli e il dolore diventa continuo. È fondamentale il consulto medico.

Nelle prime settimane di gravidanze, inoltre, perdite ematiche e forti dolori possono essere il segnale di gravidanza extra uterina, anche se questa evenienza è molto più rara dell’aborto spontaneo.

Vi sono donne più predisposte a sviluppare tale complicanze perchè hanno patito un’infezione delle tube, o hanno avuto una precedente gravidanza tubarica.

Un’ultima condizione che può compromettere la gravidanza nelle sue prime fasi e manifestarsi con sanguinamenti ed emissione di tessuti dall’aspetto vescicolare è la gravidanza molare.

Tale complicanza è determinata da una degenerazione idropica dei villi coriali. La diagnosi è in genere ottenuta da un’indagine ecografica e impone la maggior parte delle volte, un approccio chirurgico con una revisione della cavità uterina.

La gravidanza non può andare a buon fine, ma diagnosticare correttamente la condizione e trattarla di conseguenza, impedisce che vi siano ripercussioni sulla fertilità femminile.

Angela Nanni