Se stai pensando di avere un figlio avrai probabilmente sentito parlare di “periodo fertile”, ma qual è il significato di tale espressione? In questo articolo scopriremo cos’è, quanto dura e come calcolarlo.

Il periodo fertile e la pillola

Prima di definire cos’è il periodo fertile è bene specificare che periodo fertile e pillola anticoncezionale non possono coesistere, quando si desidera una gravidanza è infatti necessario interromperne l’uso. Periodo fertile e pillola possono però coesistere nel caso in cui si sia saltata qualche assunzione nell’arco del mese, e l’effetto della pillola non sia quindi allo stato ottimale.

Un’altra cosa che è bene specificare sin da subito è che i sintomi del periodo fertile, come presenza di muco, dolore al seno, seno gonfio, maggiore desiderio sessuale e fame non sempre bastano ad individuare quando è possibile iniziare una gravidanza, perché la sensibilità individuale è diversa da donna a donna (e quindi non sempre affidarsi, come molte fanno, a forum ed esperienze di altre donne è d’aiuto).

Ecco quindi una pratica guida alla fertilità femminile.

Cos’è il periodo fertile?

Per periodo fertile si intende in genere il momento del ciclo mestruale femminile in cui il corpo della donna è pronto per accogliere una gravidanza e questa può quindi rimanere incinta: il ciclo mestruale scandisce infatti giorni fertili e giorni sterili. Può essere calcolato in vari modi, eseguendo  un calcolo sui giorni del ciclo o monitorandone i diversi sintomi.

Il periodo fertile riferito all’uomo indica invece l’arco di tempo in cui l’uomo è fertile, ed è legato principalmente all’età, nel caso non sussistano altre patologie.

Periodo fertile e ciclo ormonale femminile sono quindi strettamente connessi, mentre per gli uomini non vi è un particolare periodo del mese in cui è possibile concepire.

Quanto dura il periodo fertile?

Dura alcuni giorni, ma non coincide solo con l’ovulazione, la cui durata è più limitata, e si estende dai giorni precedenti a quelli successivi alla stessa.

Durante l’ovulazione la cellula uovo viene rilasciata nelle tube dove in caso di rapporti sessuali incontrerà gli spermatozoi e potrà quindi essere fecondata.

La durata del periodo fertile è di circa 96 ore. In realtà, il periodo in cui l’uovo può essere effettivamente fecondato è di 24 ore (cioè la fase in cui, dopo la fuoriuscita dell’uovo, si forma il corpo luteo), ma gli spermatozoi sono in grado di sopravvivere circa 72-96 ore all’interno delle vie genitali femminili, quindi il periodo utile in cui avere rapporti sessuali al fine di favorire il concepimento dura circa 4 giorni, di cui due antecedenti l’ovulazione e due successivi. Di conseguenza, nel periodo fertile i rapporti tutti i giorni non sono essenziali.

Ovviamente questo calcolo è abbastanza flessibile, si tratta semplicemente di un lasso di tempo in cui le probabilità di concepimento sono più elevate.

Come si calcola il periodo fertile?

Il periodo fertile in linea di massima coincide con i giorni antecedenti rispetto ai 14 giorni prima del ciclo mestruale, quindi se il ciclo è abbastanza regolare diventa facile da calcolare.

Il periodo fertile in un ciclo di 24 giorni cade in prossimità del decimo giorno contando dall’ultimo ciclo mestruale, i giorni utili sono quindi dall’ottavo al dodicesimo giorno. Il periodo fertile in un ciclo di 26 giorni, invece, coincide con l’arco temporale tra il decimo e il quattordicesimo giorno dopo l’ultima mestruazione, perché l’ovulazione avviene intorno al dodicesimo giorno dal ciclo. Il calcolo del periodo fertile per rimanere incinta in caso di ciclo di 30 giorni può essere eseguito utilizzando lo stesso principio, quindi facendo 30 meno 14 si ha 16, cioè il giorno dell’ovulazione e visto che gli spermatozoi restano in vita per periodi piuttosto lunghi, è possibile avere rapporti utili dal quattordicesimo al diciottesimo giorno.

Questo tipo di monitoraggio è sconsigliato se l’obiettivo è non rimanere incinta perché nel caso di ciclo irregolare vi è il rischio di gravidanza.

Altri metodi per definire il periodo fertile

Il calcolo basato sui giorni del ciclo è affidabile se il ciclo è sempre regolare, ma nessuna donna è in grado di prevedere se un determinato mese si ripeteranno le condizioni ottimali per rimanere incinta verificatesi nei mesi precedenti. Proprio per queste ragioni è possibile affidarsi a metodi alternativi di monitoraggio, ecco quali:

1) Periodo fertile Aussina

Il metodo di calcolo del periodo fertile Ogino Knaus è simile a quello già descritto. Nato al fine di evitare gravidanze indesiderate, con il tempo si è trasformato nel suo contrario. L’applicazione di questo metodo è consigliata alle donne che hanno un ciclo dai 26 ai 32 giorni di durata. Partendo dalla data presunta delle future mestruazioni, si sottraggono 14 giorni: questi sono giorni infertili, così come sono giorni non fertili quelli in cui è presente il mestruo e quelli immediatamente successivi. Il periodo fertile Ogino indica una maggiore probabilità di gravidanza in tutto il periodo centrale, più ampio quindi rispetto ai 4 giorni del precedente metodo. Il consiglio per chi cerca una gravidanza con questo tipo di monitoraggio è quello di avere nel periodo fertile rapporti sessuali a giorni alterni, ciò perché, come abbiamo visto, lo sperma è in grado di sopravvivere anche alcuni giorni all’interno dell’utero. Per usare il metodo Knaus è consigliato un grafico del periodo fertile, da dividere in tre zone: la prima con la data del ciclo e i primi giorni successivi, la seconda nel periodo centrale e la terza comprendente gli ultimi 14 giorni prima della data presunta del successivo ciclo.

2) Periodo fertile Billings

Questo tipo di monitoraggio si basa sull’analisi dei cambiamenti dell’aspetto del muco cervicale, dovuti alla fase del ciclo. Quando il muco diventa chiaro, filante ed elastico è probabile che vi sia ovulazione e di conseguenza quelli sono i giorni fertili. Solitamente nei primi giorni dopo il ciclo non vi è muco e il rischio di gravidanze è bassissimo se non nullo, nei giorni precedenti l’ovulazione vi sono delle perdite bianche o color crema non elastiche: in questi casi qualche probabilità di gravidanza comunque vi è, mentre nei giorni dell’ovulazione il muco è abbondante e simile all’albume dell’uovo e la probabilità di gravidanza è elevata. Passata questa fase il muco diventa di nuovo appiccicoso e si rompe facilmente. Si ritiene che sia proprio il muco a favorire la fertilità perché l’abbondanza e la consistenza aiutano gli spermatozoi nel loro viaggio verso l’ovulo.

3) Periodo fertile e temperatura basale

Si tratta di un metodo semplice ma perché possa funzionare è necessario che ci siano state alcune ore consecutive di sonno, almeno 3, quindi è poco adatto a chi soffre di insonnia.

Occorre misurare la temperatura, possibilmente con un termometro vaginale, mentre è poco sicuro utilizzare la misurazione ascellare. L’aumento di progesterone porta infatti ad un aumento della temperatura corporea nel periodo fertile. Questo metodo prevede il prelievo della temperatura quotidiana dal primo giorno del ciclo, o nei giorni immediatamente successivi, e per tutto il mese fino al ciclo successivo. Nei primi giorni la temperatura basale è più bassa per poi salire di alcuni decimi nei giorni successivi nella fase luteale, che coincide con il periodo fertile. Dopo questo periodo la temperatura resta costante fino al ciclo successivo in cui avviene un nuovo abbassamento, ma nel caso di gravidanza nel giorno del presunto arrivo delle mestruazioni, la temperatura resta alta. Se il ciclo è anovulatorio la temperatura si mantiene costante durante tutto il ciclo oppure ha un andamento altalenante che non permette di individuare la fase di picco dovuta all’ovulazione.

4) Periodo fertile metodo Jonas

I metodi visti per calcolare il periodo fertile, pur essendo basati su dati scientifici, non sono approvati da tutti, ad esempio Jonas, medico slovacco, ritiene che in realtà anche nei periodi dell’ovulazione le possibilità di avere una gravidanza siano limitate al 15-20%.

Il calcolo della fertilità di Jonas prende in considerazione anche la data di nascita della donna e promette di aumentare fino al’85% le probabilità di concepimento. Secondo il medico slovacco periodo fertile e ciclo mestruale possono addirittura coincidere.

Il calendario Jonas associa periodo fertile e luna e prende spunto dai testi degli Assiro- Babilonesi. In base agli studi condotti nel 1956 la fertilità non è infatti collegata al ciclo mestruale, ma per avere una mappa del periodo fertile è necessario calcolare l’angolo tra sole e luna al momento della nascita, quando sole e luna nel mese si troveranno nella stessa posizione della nascita è possibile concepire.

Secondo Jonas con questo metodo è possibile individuare anche il periodo fertile per concepire una femmina o per concepire un maschio. In particolare, se la perfetta riproposizione dell’angolo tra sole e luna avviene nei segni toro, cancro, vergine, scorpione, capricorno, pesci, sarà concepita una femmina, in caso contrario un maschio.

5) Periodo fertile ed LH

Si tratta di un altro metodo per avere la certezza di individuare il proprio periodo fertile utile ad iniziare una gravidanza. Si esegue un test periodo fertile basato sull’equilibrio ormonale. Si utilizzano degli stick che individuano il livello di LH, ormone luteizzante, ed estradiolo. Quando il livello di LH comincia ad aumentare si avvicina il periodo fertile e di conseguenza è necessario avere rapporti sessuali per aumentare la possibilità di iniziare una gravidanza. Questo metodo può essere utilizzato per individuare il periodo fertile con ovaio policistico, o micropolicistico, situazione che porta ad avere irregolarità del ciclo e a diminuire la possibilità di gravidanza.

Test di gravidanza

Ora che è chiaro come calcolare il periodo fertile la domanda successiva è: quando eseguire il test di gravidanza?
Se l’ovulo viene fecondato vi è la seconda fase, cioè la nidiazione, un periodo che dura da 6 a 12 giorni dalla fecondazione e consiste nell’annidamento dell’embrione nell’utero. Finisce in questo momento il periodo del concepimento ed inizia la gravidanza. Solo dopo questa fase è possibile iniziare ad avere i primi sintomi di gravidanza, primo fra tutti la nausea. Se vi è stato concepimento, dopo il periodo fertile l’hcg (human chorionic gonadotropin chiamato anche gonadotropina, o ormone della gravidanza) tende a salire, ma per avere un risultato certo è necessario attendere dai 6 ai 12 giorni dalla fecondazione.

Svolgendo il test con eccessivo anticipo è possibile avere un falso negativo, cioè un risultato negativo nonostante la gravidanza sia già iniziata, ecco perché il consiglio è attendere la data prevista per le mestruazioni prima di effettuare un test di gravidanza.

Periodo fertile e data presunta del parto sono strettamente connessi perché da questo periodo è possibile iniziare a calcolare i 9 mesi e 10 giorni, circa, che separano l’inizio della gravidanza dalla nascita del bambino. A quattro settimane dal periodo fertile ci sarà un vero e proprio embrione, mentre alla dodicesima settimana termina la fase dell’organogenesi e non si parlerà più di embrione, ma di feto.

Periodo fertile, età e menopausa

La fertilità di una donna è strettamente connessa all’età.

L’età di massima fertilità si ha dai 20 ai 25 anni per poi subire un calo che diventa brusco dopo i 35 anni. Ciò è dovuto al fatto che con il tempo i gameti femminili invecchiano ed è probabile manifestare patologie connesse all’infertilità, come endometriosi o fibromi uterini. Il periodo fertile a 40 anni è già molto ridotto e progressivamente diminuisce a 45 e 50 anni per poi arrivare all’infertilità dovuta alla menopausa. Ciò non vuol dire che non è possibile avere dei figli dopo tale età, solo che le possibilità sono ridotte. Non è nemmeno impossibile avere un periodo fertile in menopausa, si tratta di tutti quei casi in cui le attività delle ovaie ancora non sono del tutto cessate, infatti la medicina è concorde nello stabilire che solo dopo un’assenza del ciclo per 12 mesi si può parlare di vera e propria cessazione dell’ovulazione: in tutto questo periodo si possono avere delle gravidanze inaspettate.

 

Periodo fertile e allattamento

Una particolarità riguarda anche la fase dell’allattamento. Molte donne pensano che allattare al seno sia un metodo anticoncezionale ma in realtà ciò è vero solo a metà.

Se vengono date delle aggiunte di latte, infatti, la suzione regolare da parte del bambino aumenta la prolattina, che a sua volta blocca l’ovulazione, ma se la suzione non è sufficiente la donna ritorna fertile.
Per evitare gravidanza in questo periodo è necessario avere rapporti protetti. Il periodo fertile dopo il parto in realtà non è predicibile con sicurezza perché ogni esperienza è a sé, solitamente se non si allatta si ritorna fertili dopo 45-90 giorni dal parto.

Redazione UnaDonnaSana