La gravidanza è certamente uno dei momenti più emozionanti per una donna: sentire il miracolo della vita che si manifesta dentro di sé fa sussultare di gioia il cuore di ogni futura mamma.

Il corpo, in questo delicato periodo, cambia notevolmente e si prepara ad ospitare il bambino in arrivo, che sarà protetto e nutrito dalla placenta. Questo particolare organo che compare quando una donna è in dolce attesa ha funzioni essenziali per il nascituro e può assumere diverse posizioni.

A seconda della sua localizzazione, infatti, possiamo parlare, ad esempio, di placenta anteriore o placenta posteriore. Di seguito, ci occuperemo del primo caso.

Cos’è la placenta

Prima di spiegare cosa accade nell’eventualità di placenta anteriore, è opportuno chiarire cosa sia e a cosa serve la placenta.

Come detto, si tratta di un vero e proprio organo, sebbene temporaneo, che compare nel ventre della donna quando inizia la gravidanza. Le sue funzioni sono importantissime per assicurare la crescita del bambino fino alla nascita.

Grazie alla placenta, infatti, il piccolo riceverà tutti i nutritivi di cui ha bisogno, facendo da filtro e da collegamento vitale tra la mamma e il feto. Non solo: l’ambiente placentare assicura la protezione al bambino, affinché non venga raggiunto da eventuali infezioni.

Oltre a garantire lo scambio di nutrienti madre-figlio, la placenta ha anche una funzione di regolazione termica, serve a eliminare sostanze di rifiuto e produce gli ormoni necessari alla gravidanza.

Essendo un organo temporaneo, la donna non ne avrà più bisogno dopo la nascita del bambino, quindi la placenta sarà espulsa dopo il parto.

La placenta anteriore

Le posizioni naturali che può assumere la placenta rispetto all’utero sono quattro: anteriore, posteriore, laterale e fundica. Le si scopre a metà gravidanza, durante una delle visite di controllo che ogni donna incinta effettua regolarmente dal proprio ginecologo.

Si parla di placenta anteriore quando questa, come suggerisce la definizione, si localizza nella parte davanti, tra la pancia della mamma e il bambino. Al contrario, è detta posteriore quando si colloca sul retro dell’utero, in corrispondenza della colonna vertebrale materna.

Essendo queste delle naturali collocazioni placentari, non dovrebbero causare particolari disturbi alla donna incinta né alla vita che cresce nel suo grembo.

Difficoltà a percepire il bambino

Nell’eventualità di placenta anteriore durante la gravidanza non bisogna dunque preoccuparsi. Molte mamme però potrebbero lamentare difficoltà a percepire il bambino. Questa posizione placentare, infatti, può attenuare la percezione dei movimenti della creatura ospitata nel pancione.

Questo non significa che la mamma non sentirà il piccolo scalciare o muoversi dentro di sé, ma semplicemente che ci vorrà un po’ più di tempo prima di accorgersene. Sarà la donna stessa, col tempo, a imparare a riconoscere ogni movimento di suo figlio e capire quando attendersi, ad esempio, qualche colpetto.

Per risolvere qualsiasi perplessità o preoccupazione sulla corretta crescita del feto, è comunque sempre bene rivolgersi al proprio ginecologo di fiducia, l’unico in grado a rassicurarci sul reale benessere del piccolo.

Problemi al parto?

Come già ripetuto più volte, la placenta anteriore normalmente non dovrebbe essere fonte di complicanze né durante la gravidanza né durante il parto. Associata ad altre circostanze, potrebbe però causare problemi.

Può capitare, ad esempio, che dopo l’impianto, la placenta si stacchi dall’utero prima che la gestazione sia portata a termine. Quando questo avviene si parla di distacco di placenta e assume carattere di rischio soprattutto se l’organo placentare si separa totalmente dall’utero.

In tal caso, avendo perso il contatto vitale con la madre, il bambino non è in grado di essere nutrito e protetto fino alla nascita naturale e potrebbe verificarsi un parto prematuro.

Se la placenta si abbassa

Un’altra eventualità che potrebbe causare problemi soprattutto durante il parto è l’abbassamento della placenta. L’organo placentare potrebbe collocarsi fin da subito o nel corso della gravidanza in modo tale da coprire la cervice uterina.

Se questa condizione – nota anche come placenta previa – dovesse permanere fino al previsto giorno del parto, renderebbe difficoltoso il passaggio del bambino nel collo dell’utero.

In questo caso, dunque, sarebbe necessario ricorrere al taglio cesareo, che in caso di placenta anteriore potrebbe richiedere una incisione più in alto. Sarà ovviamente il medico a decidere come procedere, aiutandosi con un esame ecografico.

È utile, infine, sottolineare, che la placenta tende a non restare in una posizione fissa durante la gravidanza. Potrebbe dunque spostarsi nel corso della gestazione e non restare, ad esempio, bassa fino alla data del parto.

Durante i controlli di routine, sarà il medico a valutare le reali condizioni della gestante e del feto e a stabilire come procedere per far nascere il bambino, evitando inutili apprensioni e allarmismi che potrebbero tormentare la coppia di genitori.

Amniocentesi controindicata in caso di placenta anteriore?

Durante la gravidanza, tra gli esami non obbligatori ma in taluni casi fortemente consigliati c’è l’amniocentesi. Come noto, si tratta di una tecnica diagnostica prenatale piuttosto invasiva che consiste nel prelievo di liquido amniotico al fine di valutare eventuali anomalie cromosomiche o genetiche nel feto.

In caso di placenta anteriore, questo esame potrebbe essere più rischioso causando il cosiddetto “membrane tenting” ovvero lo scollamento delle membrane che si verifica quando la membrana corioamniotica si separa dalla parete anteriore dell’utero durante l’inserimento dell’ago.

Questa eventualità potrebbe portare ad effettuare un ulteriore prelievo.

In ogni caso – è parere di diversi esperti – l’amniocentesi non è controindicata in caso di placenta anteriore: grazie alla tecnica monitorata ecograficamente e all’utilizzo continuo degli ultrasuoni durante la procedura, la visualizzazione del movimento dell’ago e del feto è costante e permette di limitare eventuali problemi legati al membrane tenting.

Francesca Caiazzo