L’utero retroverso (o anti-verso) rappresenta una condizione clinica piuttosto comune nelle donne, che lo scoprono nel corso di una visita ginecologica, soprattutto durante la prima ecografica pelvica. Non si tratta di una situazione patologica, ma il termine retroverso definisce la conformazione anatomica dell’utero e come si collega con gli organi circostanti della zona pelvica, in particolare la vescica (anteriormente) e l’intestino retto (posteriormente). Ma cerchiamo di scoprire come funziona questo organo, se il fatto che sia retroverso determini qualche sintomo nella donna e se possa comportare dei problemi in caso di gravidanza

Generalmente l’utero vede la sua parte superiore puntare in avanti, ossia verso il ventre. Come si può facilmente intuire, l’utero rappresenta una area molto delicata e fondamentale del corpo femminile, perché deputato ad ospitare il feto durante la gravidanza. È costituito da una parte fissa, il collo dell’utero; e da una parte mobile, il corpo dell’utero, che può trovarsi rivolto verso l’alto o verso il basso all’interno del bacino, in alcuni casi anche spostato leggermente in avanti verso lo stomaco. Più precisamente dal punto di vista anatomico l’utero è composto da tre segmenti fondamentali: il fondo, il corpo e la cervice uterina. Quest’ultima è la parte più distale che, attraverso i suoi orifizi, mette in comunicazione la cavità uterina con l’ambiente vaginale.

Si parla di utero retroverso quando la parte superiore dell’organo punta in direzione opposta rispetto alla normale inclinazione dell’utero, ossia verso la colonna vertebrale o l’intestino retto. Si tratta di una anomalia anatomica senza conseguenze. È un fenomeno che riguarda una percentuale tra il 20% e il 30% delle donne ed è di carattere silente ed asintomatico (difatti non è una patologia), anche per anni, se non per tutta la vita. L’utero retroverso può essere considerato, quindi, una variante della normale anatomia uterina, che non determina problemi nella ricerca di una gravidanza e sulla sua naturale e fisiologica evoluzione.

A volte la retroversione dell’utero può verificarsi secondariamente ad altri eventi, come aborti, parti particolarmente complessi, presenza di fibromi o di processi infiammatori, in atto che possono causare aderenze, indebolimento dei legami pelvici o endometriosi. Il processo infiammatorio può portare alla formazione di tessuto cicatriziale, che costringe l’utero a spostarsi in posizione anomala. A volte questo fenomeno si verifica in seguito alla menopausa, per effetto del cedimento dei legamenti, deputati al mantenimento dei legamenti che tengono l’utero nella sua posizione standard.

In passato molte donne non venivano mai a conoscenza di questa anomalia anatomica, mentre attualmente è più facile riconoscerla mediante le più comuni tecniche ecografiche. Come già detto in precedenza, è una condizione che non crea alcun fastidio o disagio alle donne. Altre volte, invece, si possono accusare dolori lombari e pelvici, tensione addominale, dismenorrea (dolore durante la mestruazione), dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), disturbi intestinali (se i rapporti sessuali possono compromettere il normale transito intestinale), disuria (dolore alla minzione), cistiti frequenti ed incontinenza. In questi casi il ginecologo potrà eventualmente consigliare una terapia farmacologica ad hoc.

Solitamente i medici prescrivono antidolorifici se il problema è legato al dolore; antibiotici mirati in caso di cistiti ricorrenti e di integratori o farmaci per il trattamento della stipsi. Se i disturbi legati alla retroversione dell’utero dovessero essere piuttosto invasivi, il ginecologo potrà consigliare l’esecuzione di un intervento chirurgico mirato, solitamente eseguito in laparoscopia, volto a correggere lo spostamento dell’utero, per sistemarlo nella sua naturale posizione. Spesso sono consigliati degli esercizi mirati per allentare i fastidi, in caso di dolorabilità.

In molte donne, una volta scoperta la retroversione dell’utero, subentra il timore di non poter concepire o di aver difficoltà a concepire una gravidanza. Si tratta però di una paura infondata. Se la retroversione è congenita non vi è alcuna difficoltà di concepimento o impianto dell’embrione. Infatti, l’utero anti-verso potrebbe ritrovare la posizione più comune già durante la prima gravidanza della donna, indicativamente verso la decima o dodicesima settimana, a volte tra la quattordicesima o la quindicesima settimana. Diviene, quindi, anteroverso fino al termine della gestazione.

Il vero problema si potrebbe avere se l’alterata posizione dell’utero derivi da patologie, che possono compromettere la fertilità (ad esempio l’endometriosi e la fibromatosi uterina). Dopo circa un mese dal parto, quando riacquisisce le sue dimensioni normali, l’utero ritorna retroverso, semplicemente per effetto dei legamenti che lo riportano al posto originario.

In rari casi può accadere che l’utero non si rigiri. In questi casi si possono verificare dei problemi come

  • Ritenzione acuta di urina: il collo dell’utero va ad appoggiarsi sulla vescica e sull’uretra, impedendo la fuoriuscita dell’urina. Nelle prime settimane si potrebbe avvertire una sensazione di pesantezza nella zona della vescica, per la fisiologica crescita dell’utero. Si possono, inoltre, verificare più frequentemente delle infezioni urinarie.
  • Incarcerazione dell’utero: se la retroversione non è completa o corretta, l’utero può non riuscire a svilupparsi completamente. Se la retroversione viene diagnosticata troppo tardi, il parto può dover avvenire mediante taglio cesareo, per evitare eccessive difficoltà.
  • Maggiore frequenza di dilatazioni venose (varici pelviche).
  • Discesa di organi dopo il parto (anche se le evidenze scientifiche non sono ancora forti in merito).

Come già detto in precedenza, durante la crescita del feto, l’utero si espande per far spazio al nascituro, raddrizzandosi autonomamente, sollevandosi dalla vescica e dall’intestino retto. In tal modo la pressione sui questi due organi si riduce. È bene precisare che il sollevamento dell’utero è fisiologico durante la gravidanza. Se la retroversione non si corregge autonomamente al termine del primo trimestre, il ginecologo esegue la manovra di correzione manualmente, per via vaginale, per consentire il normale proseguimento della gravidanza. Può anche verificarsi una iniziale difficoltà (primo trimestre), per il medico ginecologo nella rilevazione mediante ultrasuoni. Il medico ricorrerà quasi sicuramente agli ultrasuoni transvaginali per vedere la progressione della gravidanza.

Al termine dei nove mesi di gestazione, il collo dell’utero (la parte più vicina alla vagina), assume naturalmente una posizione più centrale, per favorire l’uscita del feto, attraverso il canale vaginale. Questo si verifica, di norma, sia in donne con utero in posizione normale, sia con utero retroverso. Infatti, il collo dell’utero, posizionato sia davanti sia in antiversione, una volta scaduto il termine della gravidanza, si sposterà naturalmente in posizione centrale

Maria Paola Zampella