Il morbo di Alzheimer è una malattia progressiva, è la forma più comune di demenza e comporta una perdita di memoria graduale nel tempo e di altre abilità cognitive, a causa di danni alle cellule della corteccia cerebrale.

In Italia nel soffrono circa 500 mila persone, con una particolare incidenza nelle persone di sesso femminile. La patologia prende il nome dal suo scopritore: Alois Alzheimer, questi aveva condotto studi su una donna cinquantenne che aveva mostrato una costante perdita di memoria e allucinazioni. In seguito alla morte ne analizzò il cervello e risultò che vi era una scarsità di cellule nella corteccia cerebrale e gruppi di filamenti tra le cellule nervose.

Primi sintomi dell’Alzheimer

La malattia di Alzheimer si presenta inizialmente con una perdita di memoria leggera, si tratta di sintomi premonitori importanti da non sottovalutare. L’età di incidenza è concentrata dopo i 65 anni, ma non mancano casi di Alzheimer giovanile anche intorno ai 40 anni. Proprio in questa forma la diagnosi precoce è più difficile da avere perché si tende a ricondurre i sintomi allo stress della vita quotidiana.

Alla perdita di memoria iniziale si associa anche una minore propensione a svolgere i normali compiti, come lavorare o curare i propri hobby. Nella maggior parte dei casi nessuno giunge ad una diagnosi in tempi brevi perché i sintomi possono essere confusi come un momento di particolare stress o come segni di una depressione. Nella maggior parte dei casi i pazienti tendono a negare il problema e i familiari sono dopo un paio di anni giungono ad avere una diagnosi.

Con il tempo il disagio del paziente diventa sempre più evidente, infatti vi possono essere difficoltà di articolazione del linguaggio, difficoltà di orientamento e con il trascorrere degli anni anche difficoltà nella deglutizione. I sintomi dell’Alzheimer con il tempo si complicano perché il paziente ha un vistoso dimagrimento. È bene però analizzare nel dettaglio le caratteristiche di questa malattia.

Cause dell’Alzheimer

Sulle cause dell’insorgenza dell’Alzheimer ancora vi sono studi in corso, ma possono essere individuati diversi fattori che predispongono alla comparsa della patologia. Dal punto di vista fisico l’Alzheimer è dovuto ad un’alterazione del metabolismo di una proteina chiamata PP, proteina precursore di beta amiloide. Tale alterazione porta alla formazione di una tossina neurotossica che, accumulandosi nel cervello, porta alla morte neurale.

Genetica, fattori ambientali, uso delle benzodiazepine, arginina, dieta

• La prima causa che è possibile indicare è quella genetica che però incide in maniera piuttosto bassa. Nonostante questo dato è possibile individuare anche un fattore ereditario tra quelli predisponenti, in questi casi è più frequente un Alzheimer precoce che compare tra i 65 e i 70 anni. Dagli studi emerge anche che maggiore è il numero di persone all’interno della famiglia che manifestano questa forma di demenza senile e maggiore è la probabilità che si manifestino altri casi.

• Molto importanti sono anche i fattori ambientali in particolare c’è una maggiore incidenza del manifestarsi della malattia in coloro che sono stati esposti a sostanze tossiche come alluminio o idrocarburi aromatici.

• La ricerca ha messo in correlazione anche l’uso delle benzodiazepine con il manifestarsi dell’alzheimer. In particolare sembra che l’utilizzo regolare per tre mesi di questo farmaco, appartenente alla famiglia degli ansiolitici, aumenti la probabilità di essere colpiti da questa malattia. Lo studio è stato condotto dall’equipe guidata da Sophie Billioti Gagee e pubblicato sul British Medical Journal. Tra i farmaci appartenenti alle benzodiazepine è possibile ricordare Xanax.

• Tra le possibili cause è stata studiata anche la connessione tra arginina e Alzheimer, in particolare alcuni studi hanno messo in evidenza che una riduzione di questo prezioso amminoacido può predisporre alla patologia.

• Uno studio supportato dal policlinico Agostino Gemelli e dall’Ospedale Fatebenefratelli ha, invece, evidenziato che anche una dieta ricca di rame può predisporre alla comparsa della malattia, questo può accelerare il declino cognitivo fino a produrre un invecchiamento paragonabile a 19 anni.

Deterrenti e contagio

Sembra invece che l’incidenza tenda a calare nelle persone che sfruttano molto le facoltà cognitive quindi in coloro che si occupano di attività intellettuali, l’importante quindi è allenare la mente.

Alcuni studiosi hanno messo in evidenza la possibilità che l’Alzheimer sia contagioso, in particolare questo è ciò che ipotizza John Collinge, che presiede il dipartimento di malattie neurodegenerative alla London’s Global University. Gli studi su alcuni cadaveri, infatti, hanno permesso di rinvenire in alcuni cadaveri di persone che non avevano manifestato il morbo, la presenza della proteina accusata di generare l’Alzheimer. In realtà ancora non è stata dimostrata tale teoria e di conseguenza gli studi devono essere approfonditi.

L’evoluzione della malattia

La divisione della malattia in diverse fasi è un modo per aiutare i familiari a gestire meglio la patologia e capire cosa ci si può aspettare in seguito ad una diagnosi.

Tre stadi

Si individuano solitamente tre stadi:

  1. Alzheimer lieve: il paziente comincia ad avere problemi con la memoria, progressivamente inizia a dimenticare le parole da usare, fa fatica ad articolare le frasi e può avere problemi di orientamento spazio-temporale. In questa fase il paziente inizia già ha mostrare depressione in quanto è consapevole della perdita di capacità. Oltre alla depressione possono esservi anche episodi di aggressività ed insonnia dovuti allo stato di ansia. La prima fase solitamente dura dai 2 ai 4 anni.
  2. Alzheimer moderato: è la fase con durata più lunga e può arrivare fino a 10 anni. In questo lungo periodo vi è un progressivo aggravamento dei sintomi della prima fase. Per i familiari questa fase comincia ad essere dura perché è frequente che il paziente dimentichi i nomi anche delle persone più vicine. Spesso, a causa dello stato depressivo in cui entra chi è colpito dal morbo di Alzheimer, viene trascurata l’alimentazione e quindi vi può essere un vistoso dimagrimento. Nella fase di demenza moderata comincia ad essere necessaria la presenza di un supervisore che aiuti il malato, proprio per questo può essere consigliata la frequenza di un centro diurno Alzheimer in cui i malati possano essere seguiti da persone competenti e che possono aiutare il paziente anche a ricordare la somministrazione dei farmaci.
  3. Alzheimer grave: si tratta della fase finale in cui i malati di Alzheimer diventano completamente dipendenti dalle persone che hanno intorno, non avendo più il controllo dello sfintere e della vescica il paziente sarà colpito anche da incontinenza. In questa fase sarà allettato, vi è la totale perdita della capacità di parlare e capire, di vestirsi e gestire in un qualche modo la propria vita. Quanto tempo dura questa fase? La fase finale dura in media tre anni e porta alla morte del paziente.

Ricovero

Quando ricoverare il paziente? Non esiste una fase in cui è giusto ricoverare i pazienti, molto dipende dalle condizioni familiari e dalle condizioni cliniche del malato. Sarà il medico ad individuare quando non è più proficuo tenere il malato a casa.

Diagnosi

Come si esegue una diagnosi di Alzheimer? Il medico se percepisce la presenza dei sintomi Alzheimer può procedere con diversi esami. In primo luogo si eseguono test cognitivi per valutare il grado di perdita delle capacità intellettive.

Tra i più antichi esami, ma ancora utilizzato, vi è il test dell’orologio, questo prevede che il paziente, su ordine del medico, disegni un orologio e segni sullo stesso un determinato orario. In questo modo è possibile valutare le capacità uditive, cognitive, la coordinazione dei movimenti. Solitamente il medico prescrive anche analisi ematiche e una TAC e/o risonanza magnetica che permettono di analizzare il cervello.

Terapia per l’Alzheimer

L’Alzheimer è una patologia per definizione progressiva, non è possibile fare prevenzione, se non limitatamente, ad esempio evitando gli ansiolitici per lungo periodo, e non è possibile guarire. La cura che il medico prescrive è volta solo ad aiutare il paziente e i familiari ad affrontare i sintomi.

Nella prima fase è frequente la somministrazione degli inibitori dell’acetilcolinesterasi, questo farmaco permette di ritardare la degradazione dell’acetilcolina che, a sua volta, riesce a mantenere in forma le facoltà cognitive.

Oltre a questi farmaci indicati per cercare di tutelare le capacità mentali, possono essere prescritti anche farmaci per tenere sotto controllo le turbe comportamentali che altro non sono se non complicanze della malattia.

Cure naturali

Gli studi sulle cure naturali per l’Alzheimer negli anni stanno avendo notevoli progressi. Nel 2016 gli scienziati hanno messo in evidenza come la cannabis, ed in particolare il principio attivo Thc, un antiossidante con proprietà neuroprotettive, possa rallentare la progressione della patologia. Gli studi sono stati condotti dai ricercatori dell’Università della Florida del Sud (USF) – Health Byrd Alzheimer’s Institute.

Altre cure naturali sono possibili grazie all’omeopatia che ha un approccio teso in primo luogo ad individuare le manifestazioni del paziente, ad esempio se il paziente mostra di avere bisogno di attenzione si prescrive Pulsatilla. Diversa soluzione viene prospettata per i pazienti che invece manifestano aggressività.

Supporto per i pazienti e i familiari

Ovviamente una diagnosi simile non può essere vissuta in solitudine, ma è necessario chiedere aiuto e assistenza anche psicologica e per fortuna in Italia sono presenti centri Alzheimer che aiutano ad affrontare il problema. Inoltre per sensibilizzare l’opinione pubblica annualmente viene organizzata la Maratona Alzheimer. In tutta Italia sono presenti ONLUS, associazioni Alzheimer senza fine di lucro che aiutano le famiglie e non sentirsi sole.

Infine, è bene sottolineare che molti confondono l’Alzheimer con il Parkinson altra malattia neuro-degenerativa che compare con l’età, in realtà cambiano i sintomi in quanto quest’ultima è caratterizzata da tremori e dalla incapacità del paziente di gestire il sistema nervoso.

Curiosità

La prima curiosità riguarda la birra, infatti, sembra che grazie alla presenza dello xanthohumol nel luppolo utilizzato per la produzione di birra, sia possibile prevenire le malattie neuro-degenerative come il morbo di Alzheimer.

L’Alzheimer è una patologia che purtroppo colpisce molte persone e tra queste ricordiamo le varie indiscrezioni negli anni passati su Sean Connery e l’Alzheimer.

La terza curiosità arriva dal cinema: l’importante ruolo sociale che sta avendo questa malattia ha portato ad un film, Still Alice, la cui protagonista è interpretata da Julianne Moore che per questa interpretazione ha ricevuto l’Oscar come miglior attrice.

Costanza Gori