Il calazio è tra i più comuni disturbi oculari che interessano le palpebre e le vie lacrimali. Spesso confuso con l’orzaiolo per via di alcuni sintomi comuni, si presenta come una cisti e può interessare sia la palpebra superiore che quella inferiore dell’occhio.

Non comporta grossi rischi per la salute, ma è opportuno comunque rivolgersi a uno specialista per ricevere una diagnosi corretta e un eventuale trattamento terapeutico per lenire gli effetti fastidiosi.

Cos’è il calazio

Visivamente, il calazio si presenta come una piccola tumefazione sulla palpebra. La comparsa di questo insolito gonfiore è legata a una infiammazione che interessa ghiandole di Meibomio, responsabili della lacrimazione.

Quando i canali di tali ghiandole si ostruiscono, impedendo il passaggio del liquido lacrimale, si attiva un processo infiammatorio. L’ostruzione può verificarsi per una disfunzione ghiandolare o anche a causa di disturbi dermatologici.

Come si legge sui Manuali MSD, accade dunque che avvenga “uno stravaso di composti lipidici irritanti nei circostanti tessuti molli della palpebra con conseguente focale infiammazione granulomatosa secondaria”.

Ciò significa che si forma una piccola cisti all’interno della palpebra, causando il gonfiore di quest’ultima.

I sintomi

I sintomi del calazio spesso vengono confusi con quelli di un orzaiolo, che a differenza del primo, però, ha origine a seguito di un’infezione.

Entrambi i disturbi, infatti, causano iperemia (aumento del flusso sanguigno nella zona interessata dall’infiammazione), tumefazione e, inizialmente, dolore palpebrale. In presenza di calazio, inoltre, il gonfiore della palpebra può essere accompagnato anche da arrossamento e secrezioni. 

Nell’eventualità di una infiammazione seria e/o che coinvolga più di una ghiandola, i sintomi potrebbe essere molto più accentuati e fastidiosi.

Il rigonfiamento, che diventa sempre meno doloroso, potrebbe inoltre essere di lieve entità o aumentare di dimensione fino a causa anche difficoltà a chiudere la palpebra.

Cosa fare in presenza di un calazio

Avvertiti i primi sintomi, la prima cosa da fare è certamente rivolgersi a un medico. Attraverso la valutazione clinica dell’occhio e le informazioni raccolte dal paziente, lo specialista saprà indicare la terapia più adeguata al problema.

Va detto che solitamente, il calazio tende a scomparire da solo. Dopo 1 o 2 giorni dalla sua comparsa, il nodulo si sposta nel corpo della palpebra, svuotandosi o riassorbendosi da solo. Un processo che potrebbe durare tra le due e otto settimane.

Per agevolare il processo di guarigione, si può tentare di facilitare la rimozione dell’ostruzione con le mani, massaggiando delicatamente la palpebra gonfia, avendo cura di lavare bene le mani prima di metterle a contatto con gli occhi.

Non di rado, vengono consigliati anche degli impacchi caldi da applicare sulla zona interessata: una pratica che favorisce la risoluzione del problema ma che è da evitare per le pelli particolarmente sensibili.

Bisogna inoltre fare attenzione a non essere troppo aggressivi, sfregando la parte infiammata o provando a spremere, come fosse un brufolo.

Terapia e trattamento

Se in alcuni casi – quelli di natura più lieve – il disturbo ha la tendenza a sparire spontaneamente, in altri è necessario intervenire con una terapia mirata, medica o chirurgica.

Il medico può ritenere di intervenire con un semplice drenaggio o prescrivendo delle pomate a base di antibiotici e steroidi.

Quando invece il disturbo si cronicizza, ripresentandosi più volte, e non risponde positivamente al trattamento, si potrebbe procedere con l’incisione e la detersione chirurgica.

Inoltre, potrebbe essere opportuno effettuare anche una biopsia per escludere cause più gravi come un tumore della palpebra. “È bene non sottovalutare una neoformazione che non regredisce e che si presenta come una lesione nodulare o ulcerativaavverte la dottoressa Alessandra Di Maria, oculista e referente di malattie di orbita, palpebre e vie lacrimali di Humanitas.

Sebbene innocuo nella maggior parte dei casi, non va sottovalutata la pericolosità del calazio quando particolarmente invasivo: se troppo grande, infatti, potrebbe causare danni alla cornea.

Quali sono le cause

È difficile spiegare quali siano le cause all’origine del calazio. Se per l’orzaiolo è ampiamente riconosciuto che il fattore scatenante sia un’infezione a livello oculare, per questo disturbo non è stata individuata una causa specifica. Il problema infettivo, però, se già esistente potrebbe facilitarne la comparsa.

Esistono poi alcune condizioni particolari che sembrano favorirne la formazione. Il calazio è molto più comune, ad esempio, in soggetti che presentano già problemi infiammatori alle palpebre, come le blefariti.

Anche alcuni disturbi dermatologici come l’acne rosacea o l’eczema, possono scatenare questo fastidioso disturbo oculare.

La formazione di questa cisti nella palpebra potrebbe dipendere anche dalla costituzione individuale, da cattive abitudini alimentari, da alcune patologie del tratto intestinale e persino da stati ansiosi.

Si può prevenire il calazio?

La prevenzione del calazio passa dalla tavola. Una corretta all’alimentazione e uno stile di vita sano sono aiutano a proteggere dall’insorgenza di molti disturbi, tra i quali anche queste cisti delle palpebre.

Provate a eliminare dal menù giornaliero i cibi particolarmente ricchi di sostanze grasse e lavorati, soprattutto se di origine animale, come gli insaccati.

Valgono poi le più basilari regolare di igiene: mantenere pulite le palpebre, lavarsi le mani prima di toccare gli occhi, mantenere la corretta pulizia di eventuali lenti a contatto.

Attenzione anche a come ci si strucca: bisogna farlo delicatamente utilizzando prodotti non aggressivi e adatti allo scopo.

Francesca Caiazzo