Cos’è il Fuoco di Sant’Antonio?

Di sicuro si tratta di un evento meno piacevole del Fuoco di Sant’Antonio celebrato a Mamoiada, comune in provincia di Nuoro o a Varese.

Il nome Fuoco di Sant’Antonio ha però molto in comune con queste celebrazioni, la sua origine si deve infatti alla leggenda che narra il ritrovamento del santo da parte dei suoi discepoli, nel deserto, quasi morente ed invaso da fuoco. Nonostante le ustioni riportate ne uscì salvo e proprio per questo è sempre stato considerato in stretto rapporto con il fuoco e associato a tutte le patologie caratterizzate da sintomi dolorosi che provocano bruciori intensi.

Tornando alla patologia, quando si parla di Fuoco di San’Antonio ci si riferisce in maniera impropria ad un’infezione che interessa i nervi, tra cui il nervo ottico, e la pelle. Il nome scientifico della malattia è virus varicella-zoster o Herpes virus umano 3, in realtà è molto conosciuta anche con il nome di Herpes Zoster.

Proprio a causa della somiglianza dei termini, non è raro che si faccia confusione con l’herpes simplex, o semplicemente l’herpes labiale, che si caratterizza per le bolle intorno alle labbra, o l’herpes genitale se colpisce le zone intime.

Cause

Il virus che porta questa patologia è lo stesso che causa la varicella, infatti, dopo aver contratto tale malattia infettiva, il virus non viene del tutto eliminato ma resta inattivo, per questo motivo si parla anche di Fuoco di Sant’Antonio latente nei gangli nervosi.

Il risveglio di questo virus non è certo, ma può avvenire per diverse cause: non è raro che si verifichi il Fuoco di Sant’Antonio per stress, a favorire la comparsa dei sintomi può essere anche l’età o una particolare debolezza del sistema immunitario. Il meccanismo è molto semplice: il virus riattivato risale lungo il fascio nervoso e arriva fino alla zona di cute nei pressi del nervo stesso in cui vi è stata la riattivazione. Ad esempio se il virus si riattiva dal nervo trigemino le lesioni compaiono in faccia, sulla lingua sull’orecchio o possono interessare l’occhio. Se, invece è interessato il nervo intercostale, le pustole compariranno sul seno.

Chi colpisce?

Deve, in primo luogo, essere detto che il Fuoco di Sant’Antonio è contagioso per chi ha avuto la varicella, chi non ha manifestato tale virus è invece immune da questa fastidiosa forma virale.

Colpisce più frequentemente i bambini sotto i 10 anni e gli anziani sopra i 60 anni.

Possono essere colpiti anche coloro che sono immuno-depressi, ad esempio se colpiti da HIV o tumore.

Chi si è sottoposto a vaccino per la varicella, forma preventiva che sempre più le famiglie adottano, non dovrebbe manifestare i sintomi di tale patologia.

Sintomi

I sintomi iniziali sono caratterizzati da un formicolio nelle parti del corpo colpite dal Fuoco di Sant’Antonio. Prima della comparsa delle bolle solitamente si può avere la febbre e un senso di malessere generale.

Le bolle prima si presentano sotto-forma di puntini rossi che formano una striscia e dopo qualche giorno si riempiono di liquido. Il decorso prevede che le stesse bolle si secchino con la conseguente formazione di croste.

Ai segni esterni è associato anche dolore e bruciore che possono essere molto fastidiosi soprattutto nelle forme più gravi. Tra i sintomi vi è anche il gonfiore dei linfonodi.

Quanto dura e quali sono le parti più colpite?

Il decorso del Fuoco di Sant’Antonio può durare da dieci giorni a 3 mesi.

Non mancano casi in cui il dolore si cronicizza, in questo caso si parla di nevralgia post erpetica ed è difficile stabilire quanto dura il dolore perché può persistere per mesi o anche per sempre, localizzato nella parte in cui si è presentato l’esantema.

Altra questione importante è quali punti del corpo sono maggiormente colpiti. La localizzazione più frequente è la zona del torace e sulla schiena.

Anche se meno frequentemente l’herpes virus può presentarsi anche sul viso, non mancano casi di Fuoco di Sant’Antonio agli occhi, nella parte interna della bocca, sul braccio, su mani e gambe. Quando colpisce la schiena è molto frequente avere le eruzioni cutanee nella zona lombare e tra le zone che possono essere colpite vi è anche la zona anale e la zona genitale. Nella maggior parte dei casi è colpito un solo lato, anche se raramente può verificarsi in forma bilaterale.

Tra queste varie forme elencate particolare attenzione deve essere posta al caso in cui colpisca l’occhio perché può danneggiare la cornea fino a portare alla cecità, ecco perché è bene non trascurare i sintomi. Disturbi pesanti vi possono essere anche nel caso di Fuoco di Sant’Antonio all’orecchio perché potrebbero esservi disturbi all’udito.

Diagnosi e ricadute

La diagnosi per il Fuoco di Sant’Antonio non è particolarmente difficile perché solitamente al medico basta osservare le bolle per capire, vi sono però casi di manifestazioni sine herpete, cioè senza eruzione cutanea, che hanno però un’incidenza del solo 4-5%: in questi casi al medico spetta fare esami più approfonditi per capire e può decidere di prescrivere gli esami del sangue, si tratta di una forma precauzionale per verificare la presenza di anticorpi contro questo virus.

Deve essere sottolineato che una volta contratto il virus si è immunizzati quindi non ci dovrebbero essere ricadute, non mancano però casi di recidive, soprattutto se si è trattato di una forma di Fuoco di Sant’Antonio leggero. La possibilità di nuove manifestazioni è aumentata anche nel caso di esposizione al sole, ecco perché vi è una certa correlazione tra Fuoco di Sant’Antonio e mare.

In seguito possono restare dei segni della pelle, infatti in alcuni casi lascia cicatrici o una diversa pigmentazione della pelle nelle zone colpite.

Contagio

Una disamina a parte occorre fare per il contagio. Il Fuoco di Sant’Antonio è infettivo solo in caso di contatto con il liquido contenuto nelle vescicole, quindi la durata del contagio è limitata perché le stesse si seccano in pochi giorni, il problema è la scomparsa di tutti gli altri sintomi.

A ciò deve essere aggiunto che non è contagioso per tutti coloro che non hanno contratto la varicella. Siccome oggi la maggior parte dei bambini viene vaccinato per questa patologia, i casi di Fuoco di Sant’Antonio nei bambini e nei giovani tendono a scomparire.

Fuoco di Sant’Antonio e gravidanza

Deve essere sottolineato che nel caso di Fuoco di Sant’Antonio in gravidanza, in particolare negli ultimi giorni antecedenti il parto, è più probabile che questo sia contagioso per i bambini in età pediatrica e anche per il nascituro che può nascere già con la patologia. In questo caso, se il contagio è avvenuto anteriormente al parto di almeno 5 giorni, non vi sono particolari problemi perché la madre ha trasmesso gli anticorpi al nascituro.

Il Fuoco di Sant’Antonio è contagioso per i neonati la cui madre abbia contratto la malattia negli ultimi cinque giorni prima del parto, in questo caso il piccolo avrebbe un sistema immunitario troppo debole per riuscire a sconfiggere la patologia e di conseguenza potrebbe essere fatale.

Anche durante le prime settimane di gestazione il connubio tra Fuoco di Sant’Antonio e gravidanza è poco felice perché potrebbe indurre imperfezioni nel feto.

Molti si chiedono se è possibile avere rapporti sessuali durante la malattia. In realtà il contagio avviene solo per contatto diretto con il siero, questo a sua volta è presente solo per una breve fase della patologia e comunque la trasmissione se anche avviene durante i rapporti sessuali è per un contagio indiretto e non perché trattasi di patologia trasmissibile sessualmente. In questo caso è però bene distinguerlo dall’herpes genitale, che si trasmette sessualmente e non è la stessa patologia fin qui esaminata. In realtà sono simili le cure ed i sintomi, ma cambia la trasmissione. Questa forma può colpire testicoli, zona anale e genitali femminili, rende l’espulsione delle urine molto dolorosa.

Cura farmacologica

Quando si affronta il Fuoco di Sant’Antonio per prima cosa bisogna stare a riposo. Le medicine che vengono normalmente prescritte dal medico specialista sono utili a limitare le manifestazioni sintomatologiche, inoltre servono anche ad evitare complicanze che possono essere di particolare rilevanza nel caso di Fuoco di Sant’Antonio oftalmico.

Affinché la cura sia efficace deve essere iniziata entro 72 ore dai primi sintomi e deve essere continuata fino a 7-8 giorni successivi alla durata della malattia.

La terapia prescritta dal medico può essere basata su diversi principi attivi, ma si tratta comunque di farmaci antivirali, tra cui Zovirax. Questi sono importanti anche per evitare la nevralgia post erpetica cioè dolore protratto nel tempo. In caso di febbre alta è possibile utilizzare anche un antipiretico.

Precauzioni e rimedi naturali

Per quanto riguarda le cure naturali è bene iniziare dalla trasmissione. Si è detto che il siero contenuto nelle bolle caratteristiche della patologia favorisce la trasmissione del virus, ecco perché è bene lavarsi ed usare asciugamani personali, in questo modo non si attacca ad altre persone. Ciò anche perché si è visto che vi sono rischi in gravidanza, ma anche per le persone anziane o con un sistema immunitario debilitato.

Il lavaggio degli indumenti dovrebbe avvenire separatamente almeno per il periodo in cui le pustole sono contagiose. Solo quando tutte si sono trasformate in croste il pericolo viene meno. Per evitare di contagiare altre persone è consigliato anche coprire zone interessate con una medicazione.

Tra i rimedi casalinghi è possibile fare degli impacchi con acqua calda alternata ad acqua fredda. È possibile anche procedere all’applicazione di una lozione ad uso topico a base di capsaicina, un principio attivo contenuto nel peperoncino. Questa pomata deve essere applicata sulle pustole che ancora non si sono rotte.

Tra i rimedi della nonna non deve essere dimenticato la corteccia del salice, questa infatti è un’ottima cura per il dolore.

Un’altra buona terapia del dolore prevede che si applichi del ghiaccio sulla zona colpita, ad esempio sul braccio o sulle mani.

Tra le cure naturali può inserirsi anche una dieta sana a base di frutta e verdura in modo da avere il giusto apporto di vitamine e sali minerali che rinforzano il sistema immunitario.

Non meno importanti sono le cure omeopatiche, in questo caso è possibile usare la tintura madre di echinacea che rinforza il sistema immunitario.

Tra le cose da non fare vi è il bagno a mare perché il contatto con l’acqua salata potrebbe provocare ulteriore dolore.

Costanza Gori