La stipsi (detta anche stitichezza) è un disturbo dell’area gastrointestinale piuttosto diffuso. Infatti, è stato stimato che possa interessare oltre i dieci milioni di Italiani, con una maggiore prevalenza tra le donne e le persone con oltre 65 anni, ma riguarda anche le donne in gravidanza o che hanno appena partorito, le persone molto magre o in forte sovrappeso, o chi sta affrontando una convalescenza post-operatoria. Viene definita come un disturbo della defecazione consistente nella difficoltà di svuotare l’intestino e nell’eliminazione delle feci, con notevole disagio per chi affronta il problema. La stipsi non è assolutamente da considerarsi una patologia, ma è un sintomo della presenza di un altro disturbo. Cerchiamo di capirne di più in merito alle cause, alle caratteristiche della stitichezza e come può essere affrontata con metodi naturali.

La stipsi si verifica quando il colon, il tratto dell’intestino crasso ove viene riassorbita l’acqua ancora presente nel bolo alimentare e ove si formano i prodotti di scarto (ossia le feci), che vengono spinti vero il retto (l’ultima parte dell’intestino), mediante contrazioni muscolari note come peristalsi intestinale. Quando le feci raggiungono il retto sono ormai solide, perché l’acqua è stata riassorbita. La stitichezza si manifesta quando il riassorbimento di acqua a livello del colon è eccessiva oppure quando la peristalsi intestinale è insufficiente, ossia quando le contrazioni muscolari sono troppo lente e/o deboli, causando un movimento rallentato che, a sua volta, rende le feci dure e caprine, con inevitabili difficoltà di evacuazione. Le cause che scatenano un eccessivo riassorbimento di acqua o un transito rallentato sono le seguenti:

–          Scarsa assunzione di fibra nella propria alimentazione. I LARN (Livelli Raccomandati di Assunzione dei Nutrienti) indicano come ottimale un apporto di 25-30 g di fibra al giorno.

–          Eccesso di grassi e di zuccheri nella alimentazione giornaliera.

–          Insufficiente idratazione giornaliera: sono necessari circa 2-2,5 litri di acqua al giorno.

–          Ridotto livello di attività fisica: il movimento giornaliero sembra aiutare a prevenire la stitichezza.

–          Assunzione di alcuni famaci: gli antidolorifici, gli antiacidi, gli anti-ipertensivi, gli antispastici, gli antidepressivi, gli anticonvulsivi, i diuretici e i farmaci per la Malattia di Parkinson favoriscono e/o peggiorano la stipsi.

–          Intolleranze alimentari, in particolare intolleranza al lattosio.

–          Cambiamenti nello stile di vita o nella routine (viaggi, gravidanza, allattamento, invecchiamento).

–          Stress psico-fisico di varia natura.

–          Sindrome del colon irritabile, spesso accompagnata da gonfiore, meteorismo e fastidi addominali.

–           Malattie di origine neurologica: ictus, Malattia di Parkinson, Sclerosi Multipla, diabete mellito, ipotiroidismo, sclerodermia, etc.

–          Problemi/disfunzioni a livello del colon-retto (ad esempio emorroidi, diverticolosi del colon, ostruzioni intestinali, aderenze post-operatorie, tumori, etc.).

–          Problemi cronici di funzionalità intestinale (costipazione cronica idiopatica). È bene precisare che esistono due tipi di costipazione: quella idiopatica e quella funzionale. La prima ha cause non ben definibili e determinabili e, purtroppo, trova poco beneficio dai trattamenti ad oggi conosciuti. La seconda sta ad indicare che l’intestino è sano ma non funziona correttamente, probabilmente per errate abitudini alimentari e di stile di vita. Può riguardare tutti gli individui, in prevalenza il sesso femminile. Solitamente è legata ad un transito intestinale lento; a disfunzioni del pavimento pelvico, legata alla debolezza dei muscoli della zona pelvica che circondano lo sfintere anale e il retto (per questo maggiormente presente nelle donne); o a inerzia colica, per effetto di una minore attività muscolare del colon.

–          Ignorare la necessità di evacuare: molte persone non riescono a scaricarsi se non sono nel proprio bagno oppure ignorano lo stimolo per fattori di natura emotiva o lavorativa.

–          Abuso di lassativi: nel tempo si determina una vera e propria dipendenza da questi prodotti di automedicazione.

Ma come si può riconoscere la stipsi? Molte persone pensano di soffrire di stitichezza se non si scaricano quotidianamente. Si ritiene che sia fisiologico scaricarsi almeno 3-4 volte alla settimana. Ad ogni modo l’evacuazione è ritenuta normale in base alla sensazione di svuotamento riportata dalla persona interessata dal disturbo. Una corretta diagnosi di stitichezza deve avvenire consultando il proprio medico di fiducia che potrà suggerire, se ritenuto necessario, una indagine più approfondita come l’esplorazione digitale della zona ano-rettale per valutare la presenza di eventuali emorroidi e/o ostruzioni; o l’indagine endoscopica del grosso intestino mediante colonscopia o TC-colonscopia virtuale, per valutare la presenza di diverticolosi o tumori del colon-retto. Altre indagini sono la manometria; per valutare la contrattilità dei muscoli ano-rettali; e lo studio del tempo di transito intestinale mediante ingestione di capsule con marker radio-opachi, che vengono evidenziati mediante radiografie eseguite nei giorni successivi all’ingestione.

Passiamo ora al trattamento e ai rimedi. La gran parte delle persone trova beneficio da una modifica dello stile di vita e della propria alimentazione. Ad esempio, per molti è sufficiente aumentare il contenuto di fibra nella propria dieta, puntando su quegli alimenti naturalmente ricchi in fibra: verdura, frutta, legumi, cereali integrali; e aumentando l’assunzione di liquidi, come acqua, tisane (malva, melissa, rabarbaro, zenzero), the non zuccherato. Quindi via libera a kiwi, prugne fresche e secche reidratate, mele e pere cotte, albicocche, ciliegie, zucchine, zucca, crauto rosso stufato, asparagi, spinaci ed erbette. Da non dimenticare il ruolo dell’olio extravergine di oliva, che non deve mai mancare sulle pietanze, soprattutto consumato a crudo sulle verdure, preferibilmente cotte. A volte è necessario integrare con supplementi di fibra, come ad esempio quelli a base di psillio, insulina, semi di lino; oppure con probiotici, che sono batteri amici dell’intestino e ne migliorano la funzionalità. In alcuni casi si ricorre ai simbiotici, ossia integratori di fibra e batteri che agiscono sinergicamente. Molto utili sono anche la papaia fermentata, l’aloe e gli integratori a base di berberina, che, secondo diversi studi scientifici, sembrano migliorare l’equilibrio del microbiota intestinale. Altri studi hanno evidenziato un beneficio anche dall’utilizzo di integratori a base di mannitolo, un dolcificante di origine naturale e dagli oli a media-corta catena (detti MTC), in particolare l’olio di cocco. Da evitare i lassativi da contatto perché nel tempo, creano dipendenza e peggiorano i sintomi. Non danno questi problemi i prodotti a base di macrogol, che va sempre prescritto dal medico di fiducia. Questa molecola agisce mantenendo idratate le feci e non crea dipendenza nel lungo periodo. L’uso di supposte di glicerina o di clisteri va effettuato sempre dopo consulto medico. In ultimo, ma non meno importante, un buon aiuto è dato dal massaggio colico: esistono delle tecniche di automassaggio che possono aiutare a rilassare la zona addominale e favorire la peristalsi: anche in questo caso consultare un buon specialista che possa insegnare la tecnica giusta.

 

 

 

Maria Paola Zampella